domenica 29 gennaio 2012

Acqua alla gola

Ci siamo autoproclamati esseri di inestimabile valore.

Ciascuno di noi ha un' enorme considerazione di sé stesso, e questo sia nel caso in cui si conviva con un' esagerata autostima, sia in quello, opposto, in cui ci si detesti o ci si disprezzi.
Tanto basta per ritenersi sempre in credito di qualche supposto diritto e sempre più o meno tiranneggiati da qualcosa di vessatorio, o qualcuno di infinitamente crudele, oppure, nell' opposto frangente, a ritenersi responsabili dell' efferata colpa di non riuscire ad essere felici.
Dio, dèi, fortuna, sorte, natura, uomini: purché fuori di noi, hanno così interamente tutta la responsabilità del dolore del vivere o, più raramente, il merito delle effimere gioie.
Ma basta l' unicità per considerarsi, oggettivamente, preziosi?

Il valore richiede un parametro, senza il quale non è misurabile, e parametri certi ed oggettivi in assoluto non esistono: ciascuno di noi si crea i propri o ne adotta qualcuno di già creato da altri.

"Finora gli uomini si sono sempre fatti idee false intorno a  sé stessi, intorno a ciò che essi sono o devono essere. In base alle loro idee di Dio, dell' uomo normale, ecc. essi hanno regolato i loro rapporti. I parti della loro testa sono diventati più forti di loro. Essi, i creatori, si sono inchinati di fronte alle loro creature. Liberiamoli dalle chimere, dalle idee, dai dogmi, dagli esseri prodotti dall' immaginazione, sotto al cui giogo essi languiscono. Ribelliamoci contro questa dominazione dei pensieri. Insegniamo loro a sostituire queste immaginazioni con pensieri che corrispondano all' essenza dell' uomo, dice uno; a comportarsi criticamente verso di esse, dice un altro; a togliersele dalla testa, dice un terzo, e la realtà ora esistente andrà in pezzi. Queste fantasie innocenti e puerili formano il nucleo della  moderna filosofia giovane-hegeliana [...] Il primo volume di questa pubblicazione ha lo scopo di smascherare queste pecore che si credono lupi e che tali vengono considerate, di mostrare come esse altro non fanno che tener dietro, con i loro belati filosofici, alle idee dei borghesi tedeschi, come le bravate di questi filosofi esegeti rispecchino semplicemente la meschinità delle reali condizioni tedesche. [...] Una volta un valentuomo si immaginò che gli uomini annegassero nell' acqua soltanto perché ossessionati dal 'pensiero della gravità'. Se si fossero tolti di mente questa idea, dimostrando per esempio che era un' idea superstiziosa, un' idea religiosa, si sarebbero liberati dal pericolo di annegare. Per tutta la vita costui combatté l' illusione della gravità, delle cui dannose conseguenze ogni statistica gli offriva nuove e abbondanti prove. Questo valentuomo era il tipo del nuovo filosofo rivoluzionario tedesco."

(K. Marx, Introduzione a  L'ideologia tedesca, 1846)


Preziosa unicità, dicevo.
Ed è un concetto contemporaneamente aereo e terrestre. Unico, filosoficamente, o religiosamente (per chi vuole) -ché tanto è lo stesso- per la sua attitudine all' immaginazione ed all' astrazione; terrestre perché, anche empiricamente, differente da ciascuno dei propri simili. Ogni uomo è, quindi, certamente unico.
Ma in base a quale parametro misurarne la preziosità ed il valore? Non c' è, di nuovo, bisogno di un altro dio, di un nuovo metro, di una bilancia, dell' ennesima illusione di riferimento?


Stanotte io non so rispondere.
So soltanto d' avere di nuovo l' acqua alla gola.



 (A Kisciotte: m' accorgo che è di nuovo domenica. Il post è tratto, ma lo giuro, non era premeditato il suo morale. Il tuo di ieri m' ha commossa e te ne ringrazio qui, dove c' è meno folla...)

8 commenti:

  1. Grazie, giovanni; giovanni caro.

    RispondiElimina
  2. Eccomi! :o)

    Siamo nell'epoca in cui, anche nelle pubblicità, avere un forno a microonde ultimo modello, è "un nostro diritto!". Siamo farciti e bombardati soltanto da senso del diritto. Quanto sarebbe meglio riacquistare il valore del senso del dovere! Allora sì da egoisti individualisti potrebbe essere credibile l'idea di un individuo che si facesse altruista, inserito in un sentito tessuto sociale.

    Il punto sopra è strettamente collegato a questo. Molto breve è il passo che da una martellante ideologia dell'individuo unico, ricco, irripetibile (ognuno impreziosito con l'originale montatura di occhiali, l'originale e griffata marca di pantaloni, l'originale vacanza personalizzata, ecc.) conduce alla inequivocabile realtà attuale dell'individualismo egoista. A forza di essere ognuno così prezioso e unico, fa sì che diventi un sacrilegio pensare di mettere a rischio i sacri diritti di ogni individuo-capolavoro.
    È questa la semplice realtà (lurida e ipocrita) secondo me: ognuno si ritiene troppo al di sopra degli altri per concedere qualcosa agli altri. Guai a sporcare l'icona dell'individuo unico e irripetibile. Siamo tutti pavoni vanitosi, ecco cosa siamo.
    Stiamo a riempirci la bocca delle imprese di martiri passati, religiosi o laici, ma non saremmo pronti a scheggiarci un'unghia se non per difendere lo smalto sulle nostre mani curate.

    Per me questo è lo strumento del valore di dignità di ognuno: quanto si abbia rispetto del diritto altrui a non essere danneggiato dalla arrogante inalienabilità dei nostri privilegi personali (che ci torna comodo spacciare per diritti etici).

    Dovremmo ritrovare il senso del dovere verso i diritti altrui, prima di quello del diritto a pensare che sia sempre qualcun altro a essere in dovere verso di noi, pronti sempre a incolpare qualcuno estraneo alla nostra esistenza predestinata al diritto di esser tale.

    Grazie per l'apprezzamento del post. Sono sempre molto restio a inserire link al tuo blog, non vorrei che la tua quiete ne venisse molestata, sebbene mi farebbe piacere ripetere la cosa in futuro... ;o)
    Ma lo farò soltanto se so, sinceramente, di non recarti disturbo.

    Buon pomeriggio, Morena
    E, come sempre, grazie

    RispondiElimina
    Risposte
    1. @ K.

      Massimamente affidabile Cavaliere,
      dimmi, conosci anche tu la Weil? Un essere umano non ha diritti -dice- ma, semmai, soltanto obblighi, i quali, nel momento stesso in cui vengono rispettati da ciascuno, generano speculari diritti nell' altro.
      E se lo si sapesse fare senza alcun comando né legge, né norma, ma bensì come spontaneo impeto in piena convinzione, non avremmo forse realizzato la più alta e nobile forma di anarchia (libertà) possibile ed immaginabile?
      Necessita, però, il motivo. Non può essere solo la ricerca della virtù, ché ai più poco alletta: ci vorrebbe amore, amore per l' umano.

      Già te l' ho detto, Kisciotte: puoi inserire i link che ti aggradano e non ti serve alcun mio permesso. "Le cose degli amici son comuni".

      Buona serata, e grazie a te, con un sorriso.

      Elimina
    2. No, solo ora sento nominare il nome della Weil.
      Quanto riporti del suo pensiero, è anche il mio pensiero ;)
      Come poi precisi, occorre un faro, un punto di riferimento, altrimenti diventa fanatismo davvero "virtuale".
      Addirittura io vedrei un continuo, incessante flusso di "molteplici fini", all'interno del semplice quotidiano, in ogni significativo relazionarsi di tutti i giorni. Intorno a ognuno, di volta in volta, per comune esigenza, le persone si dovrebbero coagulare, coalizzare, cooperare.
      Ma sono davvero ambizioni troppe alte per i nostri Stati, ridotti a grossi grumi di fini estranei e ostili a ognuno di noi.
      Sarebbe del resto uno sforzo immane da compiere in chi non ne comprende e sente nell'intimo il valore; un gesto invece naturale e spontaneo in chi pensa di non essere solo (non nel vuoto universo, ma qui, nella vita dove ci preoccupiamo tanto di parlare con Dio, ma elargiamo muto silenzio al nostro dirimpettaio umano).
      Con affetto, ci si rilegge (e forse un poco raggruma) alla tua prossima, vincente scalata spingendo sui pedali, al gran premio dei boschi del Cansiglio, della mia blogroll.
      ;o)

      Elimina
  3. Stiamo attraversando il deserto senza destinazione. Saluti da Salvatore.

    RispondiElimina
  4. @ Salvatore

    Saluti, Salvatore.
    E' anche più angosciante del Deserto dei Tartari...

    RispondiElimina